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La merenda ingiusta


Un giorno di fine maggio, di qualche anno fa, i miei colleghi ed io, abbiamo pensato un’esperienza speciale per le ragazze e i ragazzi delle nostre quinte.

La nostra scuola è l’IC Francesco Cappelli di Milano, più nota come la scuola del Parco Trotter.

Era nostra abitudine, in occasioni speciali, proporre ai bambini delle nostre classi di fare merenda tutti insieme. Questo contribuiva a farci sentire parte di un’unica famiglia. Così offrivamo che so, un succo di frutta e dei biscotti, piuttosto che the e panini al cioccolato. Niente di speciale, ma mangiato insieme sembrava tutto più buono.

Ma quel giorno non c’era niente di tutto questo. C’erano solo quattro enormi pagnotte di pane appena sfornato appoggiate su un tavolo spoglio. Un profumo irresistibile si era diffuso tutt’intorno e un centinaio di bambini in cerchio aspettava felice, Volendo, se ne sarebbe potuto dare un discreto pezzetto a ciascuno e tutti sarebbero stati contenti. Ma il nostro progetto era un altro.

Poiché stavamo studiando le differenze nella distribuzione delle risorse alimentari sul nostro pianeta, con una serie di complicati calcoli avevamo rapportato la quantità di cibo a disposizione nel mondo al numero delle nostre pagnotte e la popolazione mondiale al numero dei nostri alunni.

Iniziammo così a distribuire delle enormi fette di pane ad un gruppo molto ristretto, poi delle belle fette ad un piccolo gruppo e delle fette normali ad un gruppo un po’ più ampio.

Inutile dire che così facendo, per più della metà dei bambini erano rimaste solo briciole, che noi provvedemmo a distribuire casualmente, senza poter tra l’altro arrivare a darne a tutti.

A quel punto successe di tutto: alcuni, con il loro bel pezzo di pane in mano ridevano felici per la loro buona sorte. Altri, si nascosero in luoghi nascosti dove poter mangiare indisturbati. Qualcuno si chiuse addirittura in bagno, per difendere la sua grande fetta di pane!!! E poi c’erano quelli che si lamentavano a gran voce per la grave ingiustizia a cui avevano assistito o che avevano subito. Molti erano rimasti immobili, senza gesti e parole per quella strana situazione-.

Ci fu però un piccolo gruppo che in un angolino, divideva il pane appena ricevuto con i compagni che non ne avevano, come se fosse la cosa più normale di questo mondo. Piano piano, a uno a uno, si avvicinarono a loro tutti coloro che inizialmente non sapevano cosa fare e anche molti di quelli che inizialmente avevano gioito della loro fortuna.

Tanti furono gli insegnamenti che i nostri alunni dichiararono di aver ricevuto da quell’esperienza, ma il più forte fu senza dubbio l’aver imparato che anche da un piccolo gruppo può nascere un cambiamento positivo.



Paola Zanni dello staff del TG delle Buone Notizie

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