Lo status quo è il bene comune?



di Benedetta Cosmi


Lo status quo non è mai il bene comune. Anche parlando del presidente Mattarella: ha avuto 5 presidenti del Consiglio, ci rendiamo conto? ha finito i colori Pantone.

È pigrizia istituzionale rinnovare i Presidenti uscenti.

Nel mio libro ho spinto l'acceleratore per la riflessione su una grande presidente della Repubblica.

È quello che fa uno scrittore del suo tempo, trovo, è quello che fa chi può permetterselo. Non è la prima volta, perché ricordo che sul finire di due decenni fa la stessa battaglia era per le nuove generazioni dentro i corpi intermedie, nei luoghi decisionali, nei posti di comando delle imprese e della politica.

Quella battaglia l'abbiamo parzialmente vinta, e parzialmente persa. Ma sicuramente c'eravamo.

Altra importantissima e parallela sensibilizzazione ricordo è stata quella sugli orari della cultura.

A un certo punto si riempivano le pagine delle lettere dei giornali con cittadini di tutta Italia che interrogavano sulle chiusure di musei, biblioteche, dei luoghi che chi legge questa rubrica settimanalmente conosce come i nostri punti cardine del bene comune, diffuso e capillare, luoghi di tutti e di ciascuno, luoghi dell'anima.

Certo il mio editore direbbe: "Benedetta, concentrati altrettanto bene sul fatturare, fatturare, fatturare".

Ma se ho un occhio molto attento all'economia perché anche quella fa la differenza nel bene comune, ho anche una predisposizione a considerare la cultura quel bene che più persone possiedono e più vale. Che ovviamente si misura solo sulla borsa delle nostre coscienze,perché le leggi della domanda contraddirebbero questo assunto.

Ma c'è una domanda di "coscienza" e (anche) qui l'offerta non può latitare.


La coscienza d'altra parte non fa guerra all'amore l'importante è che sia il grande amore della nostra vita.


La coscienza non ama le scorciatoie.


E il bene comune è la politica della coscienza etica individuale e collettiva.


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