Umanità aumentata

C’è un investimento necessario al pari del Piano nazionale di rilancio e resilienza che non prevede miliardi ma sentimenti e riguarda noi tutti, per riconnettere citta e paesi spezzati dalle diseguaglianze e dalle sofferenze del Covid: si chiama “umanità aumentata”, secondo un’efficace definizione del sindacalista Marco Bentivogli, per richiamare l’attenzione sugli aspetti unici del nostro essere uomini e donne, differenti ed eguali, ma capaci di far fare un passo avanti a chi è rimasto indietro e di pensare a una cultura che non accetta le ineguaglianze imposte dal mercato del lavoro e dall’impennata del costo della vita. Oggi chi non si ferma a guardare non vede, chi non si ferma a pensare non pensa: per questo occorre ragionare intorno a una rivoluzione positiva chiamata “gentilezza” intesa come: basta odio, basta egoismi, basta cultura dell’io. Serve, ha scritto nell’ultimo editoriale Salvatore Veca, una trasmissione gentile dei saperi dove tutti possano sentirsi della stessa età, riprendendo le idee, le forme, le pratiche e le parole dismesse dei vecchi vocabolari. Nuove tabelline della vita, lezioni di civismo come quelle dei volontari, per costruire una costellazione della solidarietà, “scavalcando gli operatori della lacerazione e della scissione dello spazio di umanità minato da razzismo, sessismo, classismo, nazionalismo, fondamentalismo”. E’ questa gentilezza il preludio all’arte della convivenza, come la immaginava Carlo Cattaneo, che si realizza nelle ragioni della saggezza, della giustezza, dell’equità sociale e della bellezza: ne è protagonista “l’orchestra dei passerotti, da contrapporre a quella vanagloriosa delle aquile”, perché nasce dal basso, dagli ospedali, dalle carceri, dai luoghi marginali, dalle sofferenze, dai quartieri, dalla fatica, dalla vita vissuta… E’ l’orchestra della vita, quella che unisce e aiuta ogni rinascita. La nostra orchestra per ricominciare.


gschiavi@rcs.it

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