I costruttori del bene comune

Aggiornamento: 14 nov 2021


Il giornalismo asseconda, anticipa, dilata?

Oggi al Senato si è svolto il secondo appuntamento dedicato ai Costruttori del Bene comune, dopo la sua prima volta nel 2019, sul finire di quell'anno che sicuramente aveva avuto un bellissimo autunno.

Un modo per mettere l'attenzione su temi, associazioni, sul Paese che ci prova.

I momenti di leggerezza, quelli che due anni fa sono costate ironie della rete per il video della Presidente Casellati trasognante sulle parole e le note di Minghi, oggi sono stati con Nek.

Che ha invitato a battere a ritmo per accompagnare con le mani la sua esibizione, e devo dire che si è visto un certo maggiore self control, almeno dai video perché quest'anno l'ho rivisto su RAI Replay terminata una abituale riunione milanese, per altro non molto distante nei contenuti dai temi del terzo settore protagonista oggi dell'iniziativa, che ovviamente ho, diciamo, seguito dalla nascita, o meglio da prima, e c'è qualche traccia nel libro Il bene comune. Dove spingere lo sguardo della politica. Che questa associazione conosce bene insieme a tutte le scuole del Tg delle buone notizie, per i lavori intorno al giornalismo scolastico e non solo, vero bene comune, anche io ne ho parlato poco, ma mi ha sempre salvato il giornalismo per lo meno dalla noia. La noia scolastica. La noia che poi è "l'assenza di rapporto tra le cose" una magistrale definizione di Moravia, indimenticabile riassunto.

Io a volte tendo a dimenticare che alle medie dirigevo un giornale scolastico che mi portava a stare più fuori che in classe. A scrivere al computer, che usai così per la prima volta - su insistenza del preside - a scuola durante le ore scolastiche, saltando altre lezioni evidentemente.

Ma quale delle due allora era più scuola? Si può dire che mi stessero dando più o meno scuola? Poi ovviamente al Liceo vincemmo il premio migliore pagina su La Sicilia. (Un viaggio, per dieci persone per Barcellona). Poi all'Università fondammo Ateneo Sapienza, di cui sono stata caporedattore. Ma se è bellissimo far nascere qualcosa è altrettanto deprimente non vederla sopravvivere a lungo dopo di te. Per questo dico che l'Italia su questo fronte manca di radici. Si mettono fiori ma non alberi.

Così chi arriva dopo, riparte da zero. Fascinoso trovare un vuoto da colmare. Ma cosa si farebbe se si potesse portare avanti qualcosa di consolidato?

Insomma la scuola dicevamo. Quella che mi portava fuori.

Insieme all'atletica leggera, e alle prove di teatro.

Perché ne parlo. Perché la scuola è questa.

Non crederete davvero che la DAD sia scuola se di ciò ne fa a meno? Noi abbiamo fatto riunioni di The Bright Side con gli studenti del laboratorio di giornalismo di Genova ricorderete e sono state meravigliose. Dovessi dire, su quanto riportato da loro stessi, hanno funzionato meglio di quelle in classe.

Perché? Perché si collegavano con gli ospiti, perché condividevano i materiali, perché c'era meno rumore di fondo ma più dialogo, perché abbiamo scritto un articolo insieme, perché hanno tutti gli strumenti della comunicazione.


Adesso: il 17 modererò la giornata degli universitari e in questo ruolo ho ricevuto una email particolare. Dalle categorie che con la DAD universitaria hanno sentito l'università più vicina.

E chiedono di far coesistere le due modalità.

Cerchiamo di non ostacolare i costruttori del bene comune.

di Benedetta Cosmi






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