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Parresia dell'Orlando Furioso

C'è un personaggio, nel mio libro che esce il 3 dicembre, il quale ha la dote della parresia, della franchezza. Potrei, per le parole del bene comune iniziare da una parola così ma ne scelgo una che è lontanissima dal concetto in sè di bene comune, eppure non si potrà negare che appartenga a una delle cose più forti nella nostra vita (e nella paressia sarà forse la cosa più difficile da dire e da evitare).

La gelosia. Mi viene in mente l'Orlando furioso o se preferite l'Orlando innamorato.

Penso a un particolare tipo di gelosia che sentiamo quando qualcuno di cui vorremmo le attenzioni, pensa, guarda, scherza, dice qualcosa che noi desidereremmo. Può essere un papà che fa una carezza innocente a un bambino e questo suscita gelosia perché quel momento tira fuori più di mille analisi la carenza di carezze. Può essere una fotografia, vedere due persone nello stesso posto che sottolinea la distanza, al di là del preludio che può lasciar intendere che ci sia stata una notte insieme, delle lenzuola stropicciate, è l'idea che qualcuno abbia desiderato quel momento, lo abbia atteso e anche fatto accadere, pilotando la propria vita perché quella presenza fosse possibile.


Se non ci perdiamo di vista l'obiettivo di ciò che cercavo di dire, troveremo la parola più significativa nella frase e nel termine "presenza". Quindi una delle dimensioni più importanti per l'essere umano. Che invoca persino quando parla del trascendentale. Perché c'è un qui temporale e fisico che urge e si impone. La gelosia quindi è un rivelatore, misura la scala dei bisogni, è un'analisi del sangue e ci dice i livelli sballati. Pur essendo essa stessa un livello sballato. È come il colesterolo. Uno dei parametri più citati. Il mio colesterolo credo sia in ordine ma alla gelosia non sono immune. La gelosia acceca, e per una persona razionale è un'infiltrazione che tradisce i propri sentimenti, e siccome li mette in evidenza spaventa, di conseguenza scatta il distacco. Paradossalmente il distacco è la risposta di bene comune che si dà. Come la distanza contro il Covid.

Allora la franchezza avrebbe potuto portare al bene comune? La franchezza lascia morti dietro di sè e feriti. Il distacco invece uccide dentro di sé.

Che società sarà quella abitata da individui distaccati, distanziati, senza speranza? (perché disperati suona eccessivo. Se però avessi il dono della parresia saprei riconoscerla e chiamarla col suo nome).


Poi? Una bimba ci mostra un albero di melo sotto casa. E il mondo sa riacquisire le parole importanti. Buona festa degli alberi. Che danno i buoni frutti. E anche nel racconto delle notizie pensiamo alle tante mele d'oro, non ci sono mele marce se le prendiamo per tempo.


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