Intervista Positiva di Claudio Cerasa
- Sara Galgano
- 25 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Qual è il tuo eroe o modello positivo e perché?
Se devo scegliere un modello positivo penso a Sergio Mattarella. In un’epoca dominata da leadership rumorose, impulsive e spesso costruite sulla polarizzazione, Mattarella rappresenta quasi l’opposto: una leadership silenziosa, sobria, fondata sulla forza delle istituzioni e sul rispetto delle regole democratiche. Il suo tratto più interessante non è tanto la visibilità politica, quanto la capacità di difendere con discrezione ma con fermezza i confini della libertà costituzionale. In anni segnati da crisi geopolitiche, populismi, tensioni tra poteri dello stato e sfide alla democrazia liberale, Mattarella ha incarnato un’idea molto europea della politica: quella di un arbitro che non cerca il consenso ma garantisce l’equilibrio. Non è un eroe nel senso tradizionale del termine, ma proprio per questo è un modello positivo. Ricorda che la forza delle democrazie non nasce dal carisma individuale, ma dalla fedeltà alle istituzioni e dalla capacità di difendere la libertà anche quando farlo non porta applausi immediati.
Quale notizia positiva italiana degli ultimi sei mesi ti ha colpito di più e perché?
Negli ultimi mesi mi hanno colpito alcune buone notizie ambientali che mostrano quanto l’innovazione possa cambiare il modo in cui affrontiamo la sfida climatica. Una riguarda i progressi italiani nel campo dell’energia pulita e della ricerca sulla fusione nucleare guidata dall’ENEA, dove l’Italia continua a essere uno dei paesi più avanzati nello sviluppo di tecnologie che in futuro potrebbero produrre energia quasi senza emissioni. Un’altra notizia positiva riguarda la crescita delle rinnovabili nel nostro paese: il solare e l’eolico stanno aumentando rapidamente e stanno contribuendo a ridurre l’uso di combustibili fossili. Non sono notizie spettacolari come quelle che raccontano le catastrofi ambientali, ma sono forse più importanti. Perché ricordano una cosa semplice: i problemi ambientali esistono, ma esiste anche la capacità della scienza, della tecnologia e delle politiche pubbliche di affrontarli. E spesso questa capacità è molto più forte di quanto siamo abituati a raccontare.
Quale notizia positiva internazionale degli ultimi sei mesi ti ha colpito di più e perché?
La notizia positiva più interessante degli ultimi mesi riguarda l’Europa e la sua capacità di trasformare una difficoltà geopolitica in un’occasione di crescita. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha generato molte preoccupazioni nel continente europeo, soprattutto sul piano commerciale e della sicurezza. Eppure sta succedendo qualcosa di interessante: l’Europa sta reagendo rafforzando la propria autonomia strategica. Gli investimenti nella difesa comune stanno crescendo, le industrie militari europee stanno aumentando produzione e capitalizzazione in borsa, e il sostegno a Ucraina è diventato un elemento centrale della politica europea. Allo stesso tempo, l’Unione europea sta accelerando accordi di libero scambio e politiche industriali comuni. Paradossalmente, il trumpismo ha costretto l’Europa a diventare più adulta e più consapevole del proprio ruolo nel mondo. Non è una reazione difensiva ma una trasformazione strategica: quando una crisi spinge un continente a crescere, quella crisi diventa anche un’opportunità.
Se tu fossi il direttore di un TG o di un giornale quanto spazio daresti al racconto delle notizie positive e perché?
Credo che ogni giornale debba fare il proprio mestiere: raccontare la realtà. Ma raccontare la realtà non significa inseguire solo il lato oscuro delle cose. Al Il Foglio abbiamo sempre cercato di seguire una regola semplice: quando c’è una buona notizia la diamo, non la nascondiamo e non la consideriamo meno importante delle cattive notizie. Anzi, spesso la valorizziamo proprio perché aiuta a vedere la realtà in modo più completo. Il racconto del bicchiere mezzo pieno non è propaganda ottimistica, è responsabilità civica. Se si raccontano solo crisi e fallimenti si finisce per creare una percezione deformata del mondo, che alimenta sfiducia e paralisi. Raccontare anche ciò che funziona – innovazioni, progressi scientifici, crescita economica, miglioramenti sociali – non significa ignorare i problemi. Significa dare ai cittadini gli strumenti per capire che il futuro non è solo minaccia, ma anche possibilità. Ed è proprio questa consapevolezza che rende una società più libera e più responsabile.
Claudio Cerasa, Direttore del quotidiano Il Foglio.

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