Quando un Presidente si riduce lo stipendio del 90%

Il padre era un nobile polacco trapiantato in Uruguay, e Lucia Topolansky ebbe un’infanzia agiata, ottime scuole, un futuro che si immaginava sereno.

Però Lucia sentiva che intorno a lei c’erano troppe ingiustizie, e sognava di cambiare il mondo. Così lasciò gli agi e i lussi della sua famiglia per unirsi al movimento Tupamaro e lottare contro il regime militare che aveva instaurato in Uruguay una brutale e sanguinaria dittatura.

Nel movimento incontrò quello che sarà per lei il grande amore della sua vita, Pepe, ma il destino li separò dopo soli pochi mesi. Sia Lucia che Pepe, infatti, furono arrestati e finirono in carcere. Un carcere durissimo, ma Lucia non si perse d’animo e riuscì a evadere liberando anche una trentina di altre detenute.

Ma qualche mese dopo fu arrestata di nuovo. Questa volta per 13 lunghissimi anni. Reclusione, isolamento e torture, sia fisiche sia psicologiche.

Lucia poté uscire di prigione solo nel 1985, quando finalmente tornò la democrazia in Uruguay. E subito ritrovò Pepe. Insieme parteciparono alla creazione Movimiento de Participatión Popular, e insieme continuarono con il loro impegno politico a cercare di cambiare il mondo.

E un po’ ci sono riusciti: il suo compagno Pepe Mujica, infatti, dal 2010 al 2015 è stato Presidente della Repubblica. Lucia ha avuto una sfolgorante carriera politica, fino a diventare la prima donna presidente del senato in Uruguay e poi anche vice-presidente della Repubblica.

Nonostante il loro ruolo pubblico, Lucia e Pepe, non hanno mai cambiato le loro abitudini o rinunciato alla sobrietà che li contraddistingue da sempre: il primo atto da Presidente per Mujica è stato ridursi lo stipendio del 90% per devolverlo ai bisognosi. La coppia non si è mai voluta trasferire nel palazzo presidenziale, ma vivono in una modesta fattoria alla periferia di Montevideo, perché "Chi accumula denaro è un malato. La ricchezza complica la vita".

Nel 2020, coerente con i suoi principi, Pepe ha rinunciato anche al suo stipendio da senatore, perché “considerando le assenze che sarò costretto a fare per via della mia età e la minaccia del virus, accettarlo sarebbe come rubare i soldi allo Stato, cioè, al mio paese.”

Pochi giorni fa, anche Lucia ha fatto una scelta simile, lasciando il suo scranno al senato perché si è resa conto che con la pandemia e con la necessità di lavorare on line non riusciva a essere efficace e operativa come in passato. Per questo, ha deciso di “lasciare il testimone a qualcuno più giovane, che sarà in grado di lavorare con più forza”.

Un grande gesto di umiltà e responsabilità, raro oggigiorno, ma coerente per una donna che ha vissuto la politica come un mettersi a servizio degli altri e combattuto inseguendo l’utopia di un mondo migliore.


La farfalla della gentilezza

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