Diciotto euro di umanità
- Alice Afflitto
- 9 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
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Quel giorno di ottobre, il cielo su Curtatone era grigio come il viso della donna che, a passi incerti, si aggirava tra gli scaffali del supermercato. Sessantacinque anni, una vita
segnata dalla povertà e l’angoscia di chi non sa se il giorno successivo ci sarà cibo in tavola. Aveva fame, una fame che non si limita allo stomaco, ma che divora l’anima,
togliendo dignità ad ogni gesto.
Forse all’inizio aveva cercato di ignorarla, quella fame, convincendosi che avrebbe resistito fino a sera. Ma poi, davanti al bancone della gastronomia, qualcosa era cambiato. Aveva afferrato un pezzo di formaggio, un po’ di pane e, con mani tremanti, aveva iniziato a mangiare di nascosto. Un gesto furtivo, quasi istintivo. Dopo, aveva preso qualche altro prodotto, sperando che nessuno notasse la sua presenza.
Ma il destino ha sempre un modo curioso di metterci alla prova. Gli occhi vigili della sicurezza non si lasciano sfuggire quell’atto disperato, e così la sua fragile illusione si
frantumò di fronte a quelle parole gentili ma ferme: “Signora, deve pagare anche quello che ha consumato”
Era a quel punto che si era arresa, le parole si erano srotolate come un fiume: “Non posso pagare. È l’unico pasto che posso fare oggi”.
Quando i carabinieri arrivarono, la donna temeva il peggio. L’umiliazione di una denuncia, il peso di un’accusa. Ma i due giovani militari non videro una criminale, videro una persona.
Si guardarono negli occhi e senza bisogno di parole fecero la cosa più semplice e naturale: tirarono fuori i soldi e pagarono i diciotto euro del conto.
La donna, incredula, si sciolse in lacrime, abbracciando i carabinieri. Non erano soltanto quei diciotto euro che l’avevano salvata. Era quel gesto, quell’umanità inattesa che, per un momento, le aveva restituito il diritto di sentirsi vista, compresa e, forse, meno sola.









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