Il treno delle 19:07
- salanicholas599
- 12 minuti fa
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Un giorno qualunque, alle 19:07 in punto, Ethan saliva sul solito treno che lo avrebbe riportato nella sua città.
Ethan era un giovane tirocinante, ormai vicino a terminare il suo percorso universitario in medicina. Amava viaggiare, era curioso di tutto ciò che lo circondava e, soprattutto, amava conoscere nuove persone.
Ogni sera, quando il treno di ritorno arrivava, cercava un posto accanto al finestrino. Dallo zaino prendeva le sue cuffie e il suo libro preferito, mentre osservava il sole che tramontava dietro gli alti palazzi e le luci dei lampioni che si accendevano una a una.
Tutto cambiò quel giorno, quando, dopo tre fermate, salì sul vagone una ragazza. Si sedette di fronte a lui: era bassa, riccia, indossava una giacca e una sciarpa rossa che le avvolgeva dolcemente il collo.
Stringeva un bicchiere di caffè e una cartellina bianca semi-trasparente, da cui si intravedevano fogli e squadrette.
Da quel momento, la vita di Ethan cambiò. Ogni giorno, alla stessa ora, saliva sullo stesso vagone e si sedeva sempre nello stesso posto, aspettando con impazienza l’arrivo della sconosciuta.
I mesi passarono, ed Ethan imparò a conoscerla senza mai parlarle: studiava architettura, indossava sempre lo stesso profumo, amava i colori caldi che la valorizzavano.
Beveva sempre un caffè caldo con due zollette di zucchero e leggeva un libro intitolato La storia dell’architettura.
Al lavoro, a casa, o anche quando era fuori con gli amici, Ethan non riusciva a smettere di pensare alla donna del treno.
Una sera nevosa, a causa di una tempesta, il treno si fermò in mezzo ai binari. L’aria divenne pesante. Dopo qualche minuto, il capotreno annunciò un ritardo di circa mezz’ora.
Ethan alzò lo sguardo, e i suoi occhi incrociarono quelli della sconosciuta.
Raccolse il coraggio e le rivolse la parola. Parlarono a lungo: delle loro passioni, dei loro sogni, dei loro impegni.
Lei si chiamava Lily. Studiava architettura all’università e, come Ethan, amava leggere e ascoltare musica.
Ma il tempo scivolò via troppo in fretta. Giunti a destinazione, si salutarono.
Mentre Lily scendeva, la sua sciarpa rossa le cadde a terra. Ethan provò a restituirgliela, ma le porte si chiusero troppo in fretta.
Forse era un segno del destino.
Il giorno dopo, alle 19:07 in punto, le porte della fermata di Lily si aprirono. La donna entrò, e allo stesso posto, nello stesso vagone, trovò Ethan ad attenderla con in mano due caffè fumanti e la sciarpa rossa stretta fra le sue mani.
Lily sorrise. Era il gesto gentile che attendeva.
In quell’istante, il mondo fuori dal treno parve fermarsi: le luci dei lampioni, i fiocchi di neve, il rumore dei binari.
Tutto taceva, come se l’universo avesse deciso di concedere loro una seconda possibilità.
Simona Rullo, Liceo Scientifico Statale "F. Brunelleschi" (Afragola, Napoli)
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